VIDEOSORVEGLIANZA
Impianti progettati per fornire immagini utili il giorno in cui servono
Un impianto si giudica il giorno in cui serve
Finché non succede niente, tutti gli impianti di videosorveglianza si somigliano. La differenza si vede quando c'è un furto, un danno a un mezzo, una contestazione con un fornitore o un infortunio da ricostruire: è lì che si scopre se l'impianto è stato progettato o solo installato.
I casi che troviamo più spesso quando ci chiamano a rilevare un impianto esistente sono sempre gli stessi. Il volto non è riconoscibile perché la telecamera inquadra troppo campo. La targa non si legge perché il sensore non ha abbastanza pixel su quella distanza. Le immagini del fatto non ci sono più perché il disco conserva tre giorni invece di quindici. Oppure ci sono, ma nessuno sa come estrarle e consegnarle alle forze dell'ordine.
Progettiamo e manteniamo impianti di videosorveglianza per aziende, attività commerciali e amministrazioni tra Varese, Milano e Monza. Partiamo sempre dalla stessa domanda: cosa deve essere visibile in quell'immagine, e a che distanza. Da lì discendono numero di telecamere, ottiche, posizioni e giorni di registrazione.
Contesti diversi, impianti di videosorveglianza diversi
Non esiste un impianto standard. Quello che cambia non è la marca della telecamera, è cosa deve essere riconoscibile e in quali condizioni di luce.

Capannoni e magazzini
Copertura dei varchi di carico, dei corridoi tra le scaffalature e delle aree merce in uscita. Il problema tipico non è il furto notturno ma la ricostruzione di cosa è uscito, quando e con quale mezzo. Serve continuità sulle vie di transito, non telecamere sparse.

Piazzali e aree esterne
Perimetro, recinzioni e aree di sosta dei mezzi. Qui conta la gestione della luce: telecamere con illuminatori a infrarossi o a luce bianca, e analisi video che distingua una persona da un animale o da un ramo mosso dal vento, altrimenti si convive con decine di notifiche inutili ogni notte.

Uffici, reception e aree comuni
Ingressi, corridoi e locali tecnici. È il contesto più delicato sul piano normativo, perché ci sono lavoratori: inquadrature e finalità vanno definite prima dell'installazione, non dopo.

Punti vendita e showroom
Casse, ingressi e zone espositive. Oltre alla sicurezza, i sistemi di conteggio delle persone e di analisi dei percorsi danno al gestore dati sugli orari di punta e sulle aree più frequentate.

Cantieri e installazioni temporanee
Impianti autonomi con alimentazione fotovoltaica e connessione mobile, da spostare con l'avanzare dei lavori. Sorvegliano materiali e attrezzature nei periodi di fermo.

Varchi e accessi veicolari
Riconoscimento della targa in ingresso e in uscita, con registrazione dei transiti e apertura automatica per i mezzi autorizzati. Usiamo telecamere con OCR dedicato: i dettagli nella pagina sulla lettura targhe.
Tre modi di realizzare l'impianto di videosorveglianza
Impianti IP
Telecamere, videoregistratore e postazioni dialogano sulla rete dati. È la soluzione più flessibile: si amplia collegando il dispositivo al punto rete più vicino, e consente risoluzioni elevate e analisi video a bordo telecamera. Su impianti di una certa dimensione configuriamo una VLAN dedicata, così il traffico video non interferisce con quello gestionale e gli apparati restano separati dal resto della rete aziendale.
Impianti ibridi
Il videoregistratore accetta sia telecamere analogiche sia IP. È la scelta obbligata quando esiste già un impianto con cablaggio coassiale e si vuole ampliarlo o ammodernarlo per gradi, senza rifare le canalizzazioni. Si sostituiscono le telecamere dove serve davvero più dettaglio e si mantengono le altre.
Impianti HD coassiali
Collegamento diretto tra telecamera e registratore. Richiede un cablaggio dedicato, quindi è più oneroso da realizzare da zero, ma su impianti piccoli o dove la rete dati non arriva resta una soluzione solida e con una qualità dell'immagine ormai paragonabile all'IP.
Dal sopralluogo all'impianto in funzione
Sopralluogo. Veniamo in sede e guardiamo la struttura con voi e valutiamo dove la videosorveglianza serve davvero: dove sono gli accessi, dove si sono già verificati episodi, quali aree hanno davvero bisogno di dettaglio e quali solo di una visione d'insieme. Verifichiamo la luce nelle ore critiche, i punti di alimentazione disponibili e dove passa la rete dati.
Progetto. Definiamo numero e posizione delle telecamere, ottiche e densità di pixel per ciascuna inquadratura, giorni di registrazione da garantire e spazio disco conseguente. In questa fase si decide anche cosa l'impianto deve fare in automatico: notifiche su intrusione in area, integrazione con l'antifurto, apertura di un varco.
Realizzazione. Opere elettriche, canalizzazioni, cablaggio, staffaggi, configurazione del videoregistratore e delle regole di analisi, taratura di ogni singola inquadratura. Prevediamo gruppo di continuità sugli apparati critici: un impianto che si spegne con la corrente non copre proprio il momento in cui serve.
Collaudo e consegna. Verifichiamo che ogni telecamera restituisca quello per cui è stata messa lì, configuriamo gli accessi da remoto e consegniamo la documentazione dell'impianto. Vi mostriamo come estrarre un filmato e salvarlo: è un'operazione che va saputa fare prima di averne bisogno, non durante.
Cosa chiede la legge prima di accendere le telecamere
La parte normativa è quella su cui vediamo più impianti in difetto, e quasi mai per malafede: semplicemente nessuno l'ha spiegata al cliente al momento della vendita.
Informare chi entra
Chiunque entri in un'area ripresa deve saperlo prima di entrarci. Il cartello va posizionato prima del raggio d'azione delle telecamere e può essere in forma semplificata, purché indichi dove si trova l'informativa completa.
Se ci sono dipendenti: accordo sindacale o autorizzazione
Quando in azienda ci sono lavoratori, entra in gioco l'articolo 4 dello Statuto dei lavoratori. Gli impianti dai quali può derivare anche un controllo a distanza dell'attività lavorativa sono ammessi solo per esigenze organizzative e produttive, sicurezza del lavoro e tutela del patrimonio aziendale, e vanno installati previo accordo con le rappresentanze sindacali. In mancanza di accordo serve l'autorizzazione della sede territoriale dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro; se le unità produttive ricadono sotto più sedi territoriali, la domanda va presentata alla sede centrale. Ai lavoratori va inoltre data adeguata informazione sulle modalità d'uso degli strumenti.
È un passaggio che richiede tempo: va avviato quando si decide di fare l'impianto, non quando le telecamere sono già sul muro.
Per quanto tempo si conservano le immagini
Non esiste un limite uguale per tutti. Il principio è che le immagini non possono essere conservate più a lungo di quanto serve alla finalità dichiarata, e il periodo lo definisce chi gestisce l'impianto. Conservazioni oltre le 72 ore richiedono una motivazione più solida; per i condomìni il Garante indica come ragionevole un periodo non superiore a sette giorni; per gli impianti comunali il limite di sette giorni è fissato per legge, salvo esigenze particolari. Un termine più lungo è legittimo quando le immagini servono per una richiesta dell'autorità giudiziaria o di polizia.
Nella pratica: il tempo di conservazione è una scelta da motivare, e va deciso in fase di progetto perché determina lo spazio disco da installare.
Come si dimensiona un impianto oggi
Dal 2026 la norma CEI EN IEC 62676-4 ha sostituito il vecchio criterio DORI con sette livelli di densità di pixel. È il parametro che stabilisce se da un'immagine si potrà riconoscere un volto o solo rilevare una presenza, e oggi è il riferimento con cui si giustifica la scelta delle telecamere.
Ci occupiamo della parte tecnica e di quello che l'impianto deve garantire. Non siamo consulenti legali e non sostituiamo il vostro consulente privacy o del lavoro: vi diciamo cosa l'impianto rende possibile e cosa va documentato, il resto va concordato con chi segue questi aspetti per voi.
Un impianto che non viene mantenuto smette di servire
Un impianto di videosorveglianza lasciatl a sè stesso smette di funzionare in modi prevedibili. Un'ottica sporca o appannata, una telecamera ruotata da una scala appoggiata male, un disco che ha smesso di registrare senza che nessuno se ne accorgesse, un firmware fermo a cinque anni fa con vulnerabilità pubblicate. Sono i quattro motivi per cui, al momento del bisogno, l'immagine non c'è o non serve a niente.
Per questo gli impianti che installiamo li mettiamo in manutenzione programmata: verifica di ogni inquadratura, pulizia delle ottiche, controllo dello stato dei dischi e dell'effettiva registrazione, aggiornamento del firmware, prova delle batterie e dei gruppi di continuità. Buona parte delle anomalie le intercettiamo da remoto prima che diventino un fermo.
Seguiamo oltre 2.000 impianti in manutenzione tra Varese, Milano e Monza, dal 1985.
Approfondimenti
Dal gennaio 2026 la norma CEI EN IEC 62676-4:2026 ha cambiato il modo in cui si dimensiona un impianto: il criterio DORI è sostituito da sette livelli di densità di pixel. Ne abbiamo scritto in cosa cambia con la nuova norma sulla videosorveglianza.
Se la tua azienda rientra nel perimetro della direttiva NIS 2, telecamere e videoregistratori collegati in rete vanno censiti e tenuti aggiornati come qualsiasi altro apparato informatico: lo spieghiamo in NIS 2 e sicurezza degli impianti in rete.
Domande frequenti
Quante telecamere servono per un capannone?
Non si parte dal numero, si parte dalle inquadrature. In sopralluogo definiamo cosa deve essere riconoscibile in ciascun punto — un volto, una targa, il transito di un mezzo — e da lì discende quante telecamere servono e con quali ottiche. Un capannone coperto bene con otto telecamere ben posizionate vale più di uno con venti messe a caso.
Posso installare telecamere se ho dipendenti?
Sì, ma con una procedura precisa. Le finalità ammesse sono esigenze organizzative e produttive, sicurezza del lavoro e tutela del patrimonio aziendale, e serve l'accordo con le rappresentanze sindacali oppure, in mancanza, l'autorizzazione dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro. È bene avviare la pratica quando si decide di fare l'impianto, perché i tempi non sono immediati.
Per quanto tempo restano registrate le immagini?
Lo decidete voi in fase di progetto, motivandolo rispetto alla finalità dell'impianto: le immagini non vanno conservate più a lungo del necessario. Oltre le 72 ore serve una giustificazione più solida. Il periodo scelto determina lo spazio disco da installare, quindi va definito prima e non dopo.
Posso vedere le telecamere dal telefono?
Sì, con utenze nominative e permessi differenziati: chi può solo vedere il live, chi può rivedere le registrazioni, chi può esportare i filmati. La visione da remoto va realizzata con un collegamento controllato, non aprendo una porta sul router: una telecamera esposta su internet viene trovata dai motori di ricerca che indicizzano dispositivi connessi.
Si può ampliare un impianto che ho già?
Quasi sempre. In sopralluogo verifichiamo cablaggi, alimentazioni e registratore esistenti e valutiamo cosa si può mantenere. Con un videoregistratore ibrido si aggiungono telecamere IP conservando quelle analogiche già installate, intervenendo con nuove telecamere solo dove serve davvero più dettaglio.
L'analisi video serve davvero o è solo marketing?
Serve, a due condizioni: che sia tarata sul posto e che distingua le persone dagli altri movimenti. Un'analisi configurata male genera così tante notifiche false che dopo una settimana nessuno le guarda più, e a quel punto tanto vale non averla. Tarata bene, segnala l'intrusione in area mentre sta succedendo invece di farvela scoprire il mattino dopo.
Come estraggo un filmato se devo fare denuncia?
È un'operazione che vi mostriamo alla consegna dell'impianto e che lasciamo documentata: si seleziona l'intervallo, si esporta il file con il proprio riferimento temporale e lo si salva su supporto esterno. Se il momento è concitato interveniamo noi, anche da remoto, ma è bene che in azienda almeno due persone sappiano farlo.
Parliamo del tuo impianto
Veniamo in sopralluogo, valutiamo il contesto della struttura e ti proponiamo la soluzione più adatta, con un'ipotesi di costo e di tempi.
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